Mai dire Mai (c’è speranza per la Regione ?)

Piccolo stralcio d’una conversazione in Piazza Stesicoro -Catania- settimana di Pasqua- fermata dell’AMT:  Turi, come andiamo? Risposta: A cca semu, ammuttamu” ….Omissis.

Certo che il nostro vernacolo ci riserva delle sensazioni uniche, che lasciano riflettere. Effettivamente il richiedente non si riferisce al singolo interlocutore, ma chiede, al plurale, che tradotto, sta per : Come si va? Come va la Vita?  E’ la replica che ci lascia interdetti. Perché esprime il senso compiuto di una filosofia di vita vissuta, sperata, consapevole che bisogna esserci  tutti  dentro, ad “ammutare”, a spingere cioè, mettendoci del nostro essere, del nostro meglio e impegno  proprio, affinchè le cose possano andare dignitosamente, vivere una vita migliore, consona alle aspettative.

Monitorando il territorio, dunque, ci si accorge di quanta sapienza sono portatori  i semplici cittadini.  E non è una frase  fatta, l’espressione “cca semu, ammuttamu”, ma un segnale di chi chissà quante ne hanno  viste di storture, i cittadini, i passanti, che sempre sperano affinchè il vivere sia più quieto. In parole povere, costoro, non “si stanu sparannu a chiappira”, come quotidianamente siamo abituati a  sentire, dalle roboanti dichiarazioni politiche e dei nostri amministratori. Per cui, il nostro intercalare in vernacolo rende meglio il concetto, i sentimenti. Aiuta a capire.

E pensare a quanti illustri personaggi, scrittori, letterati, scienziati, musicisti, giornalisti, religiosi, politici di lungo corso, attori e personalità di rilievo, di caratura nazionale ed internazionale, ha dato i natali la nostra terra:   Isola unica per  bellezza, clima, mare, ospitalità, ritrovamenti, resti, preziosità, invasa da sempre da una moltitudine di altre civiltà e culture, crocevia del Mediterraneo, ombellico del mondo….. Da diversi anni, però, in mano ai …predatori dell’Arte perduta, della Politica smarrita, di gente che anziché occuparsi del buon governare, amministrare, progettare per lo sviluppo, per una crescita e migliore qualità di vita, pensano in vista delle prossime consultazioni regionali, a fare gioco di squadra, per i loro interessi e tornaconto, con tentativi  più patetici che ingenui, e non a vantaggio della collettività. Tutti, compresa la Destra e  la Sinistra, politicamente intese. Sembra che ci sia una parola d’ordine, dettata dalla paura di consegnare il governo della Regione …ai portatori di stelle. In gergo, fidanzamenti o promesse di matrimonio, che poi dureranno lo spazio d’un mattino.  Pochi o nessuno che abbiano voglia di  riaggregare, ascoltare  e  consultare i nostri cittadini elettori, per una nuova dimensione della politica a servizio degli altri, della res pubblica. Soltanto così trovano spiegazione  le cene ed i patti segreti a base di seppie …

Al Centro, c’è uno spazio enorme, con grandi possibilità, ove con una nuova dimensione di servizio alla comunità, si possa favorire lo sviluppo. E invece?  Tutti che strillano: forse  perché non vogliono mollare l’osso, la poltrona, le prebende, i benefit, i lauti introiti mensili? Intanto il gran lavoro che hanno fatto li ha stancati, tanto è vero che forse(?) approveranno la Finanziaria ed il Bilancio a fine Aprile, per non andare a casa …nonostante da diversi anni ci hanno promesso che non avrebbero fatto ricorso alla proroga ed al  prolungamento dei termini dell’esercizio. Questo, qualora mai non ci saranno le migliaia di emendamenti che sanno di assalto alla diligenza ed offesa alla umana intelligenza. Ognuno di loro avrà il proprio orticello da coltivare, mentre, invece,  c’è una grande voglia di migliorarsi, a sentire il cittadino, di essere governati da gente nuova, giovane,capace di “ammuttare”, spingendosi anche oltre, di sbracciarsi, di tirare su le maniche e spalare la fanghiglia che ci sta sommergendo. MAI DIRE MAI, sembra risuonare dai sentimenti comuni. E non è uno slogan, né presunzione, ma desiderio di intermediari seri, capaci di affrontare e mediare i problemi quotidiani. Una volta esistevano  lo spurugghiafacenni, il paraninfo, u sinsali, cos’erano se non mediatori che agivano e lavoravano per conto di altri.  Adesso nascono i mediatori familiari o culturali, o quello che, scientificamente, da sempre, in Chimica vengono chiamati catalizzatori, ovvero elementi che abbassano  l’energia di attivazione dei  processi… e li favoriscono. Magari se ne ricordassero i nostri parlamentari.

Perfettamente d’accordo che tutto può succedere nella vita, tutto  può accadere, ma anche e soprattutto che nessuno può fare a meno dell’aiuto di altri. Non abbiamo nessun tipo di certezza, solo forse la Speranza. Non diamo nulla per scontato, ma soltanto affidandoci alla creatività di grandi e celebri Autori, cioè personaggi, sensibili, attenti, gente che grazie alla loro intuizione magmatica (non per nulla l’Etna domina l’intera Regione, anche se  sono, altresì,  presenti le Salinelle di Paternò e le Maccalube agrigentine), ci fanno riflettere con le loro opere, scritti e profetiche eredità: per eventi, cambiamenti, riflessioni, cura, scelte, opzioni, intuizioni, amori ed altro, componimenti ed opere musicali, artistiche e intrise di cultura. Frutto di impasto di Fosforo, Ferro e Zolfo, acume e grinta, sensibilità e dovizia di descrizione, armonie musicali e inventiva e che per brevità di spazio, li citiamo in  ordine strettamente alfabetico e non di merito, con le dovute scuse sincere a chi viene sottaciuto.  Cosa hanno in comune Sebastiano Addamo, Vincenzo Bellini, Gesualdo Bufalino, Pietrangelo Buttafuoco, Andrea Camilleri, Pino Caruso, Vincenzo Consolo, Antonio Di Grado, Ettore Majorana, Leonardo Sciascia, Vann’Antò,al secolo Giovanni Antonio Di Giacomo, Elio Vittorini, Antonino Zichichi  ecc.?  Se non  che :  “ Vivere non è per tutti, Esistere  è per l’intera umanità”.  Tutti siciliani, per  nascita e cioè, Siracusani, Palermitani, Ragusani, Agrigentini, Trapanesi, Nisseni, Ennesi, Messinesi e Catanesi.

Probabilmente il nostro casuale ascolto dei comuni cittadini, in attesa dell’Autobus, avrà scatenato una lunga pausa di riflessione, ma che sicuramente è dettata da una profonda analisi del vivere d’oggi. Ossia la consapevolezza del comune cittadino che nessuno dispone della Infinità. La presunzione di fare a meno degli altri, di dettare ordini, ammannire consigli e disposizioni, non porta mai lontano, né diventa fattore di crescita e sviluppo. Soltanto  se insieme e d’accordo si  potrà sperare di andare avanti. E’ questo il vero gioco di squadra. Di un team affiatato. Gradiremmo, sinceramente che i Sigg. Politici se ne convincessero e che prima dessero ascolto alle istanze dei cittadini ( e non lastimi, per eventuali opportunità personali, tipo U pusticeddu di travagghiu, u favuri, a casa popolari, a raccumannazioni pi l’invalidità, ecc.), ma sensate richieste e proposte per una migliore condizione e qualità di vita.  Nè  tantomeno vorremmo essere considerati esperti, cultori di Politica o politologi e affini, ma soltanto abbiamo colto i disagi, i malumori correnti.

Politica ed affarismo, speculazione e congiure sono legate indissolubilmente: di ben altro vorremmo sentir parlare e vedere… E allora? Aprite le segreterie e non soltanto agli amici, ma a tutti, ascoltate le persone. Senza dibattiti televisivi o tribune elettorali. L’Ascolto è il  precursore della risoluzione dei problemi. Anche se…di questo orecchio non siete abituati a sentire.

Qualcuno lo ha sempre fatto, a prescindere se eletto o meno.

Il servizio, il servire, che poi è l’esatta traduzione di Ministero, deve essere continuo e non a sprazzi,  o  sol perché si avvicinano le consultazioni elettorali… già fissate per il 5 novembre di quest’anno. C’è il tempo per farlo, esiste la volontà del popolo, si tratta soltanto di mettersi d’accordo una volta per tutte.  Senza promesse da marinaio o falsi impegni, che poi conducono al reato del voto di scambio, né  accordi sottobanco e intrallazzi o furberie varie, ma con la condivisione dei Valori da portare avanti, dei Princìpi di Buona Amministrazione e soprattutto dalla nuova interpretazione (che poi è quella antichissima) di servire gli altri. Non è affatto un’ utopia; potrebbe invece essere  l’inizio di un nuovo progetto che vede ed intende ricreare una sintonia tra società civile, residenti, cittadini, giovani e meno giovani, abitanti usuali comuni, artisti, letterati, scrittori, politici, scienziati, tutti, insieme, accomunati da un nuovo interesse per  Riprendere a Vivere, serenamente, seriamente, con un nuovo modello da esportare.  Conditio sine qua non  è che la vecchia classe politica se ne convinca a lasciare, a non riciclarsi e che le nuove generazioni si facciano avanti, si propongano per farci provare sopite  emozioni a vivere dalle nostre parti.

Ci possiamo Sperare?  Mai   dire   mai !

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                                                                                                                                                                     Piero   Privitera

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