Informazione sanitaria

Influenza: stagione da record, verso gli 8 mln di casi

Si va verso una nuova stagione da record per l’influenza: “Considerando che ad oggi sono circa 5 milioni gli italiani già colpiti dai virus influenzali, si può stimare che alla fine della stagione i casi totali arriveranno a 7,5-8 milioni. Un numero molto più alto rispetto agli ultimi anni e paragonabile solo alla stagione 2004-5 e alla stagione pandemica del 2009”. Ad affermarlo all’ANSA è il virologo Fabrizio Pregliasco, ricercatore dell’Università di Milano e Direttore sanitario dell’Istituto IRCCS Galea.

Quest’anno, conferma l’esperto, “si sono registrati molti più casi di influenza anche per la circolazione

‘non prevista’ di virus come il B Yamagata, non compreso nel vaccino antinfluenzale trivalente, ma

presente in quello quadrivalente”. Molti dei vaccini somministrati sono stati infatti del tipo trivalente che copriva tre ceppi virali (A-H1N1, A-H3N2 e un solo tipo di virus B), mentre solo il vaccino quadrivalente fornisce una copertura anche contro il virus Yamagata di tipo B.

Conferma che quella in atto sia una stagione influenzale “molto attiva” anche il direttore del dipartimento Malattie infettive dell’Istituto superiore di sanità (Iss), Giovanni Rezza: “ora che è stato raggiunto il picco – rileva – non sappiano quanto sarà rapida la ‘discesa’ dei casi, ma per il momento il numero di nuove diagnosi influenzali resta alto, soprattutto tra i bambini”. Finora, precisa, “hanno circolato soprattutto i virus A-H1N1 ed il virus B Yamagata inaspettato. E’ invece circolato poco il virus A-H3N2 che ha colpito in altri Paesi. Se quest’ultimo virus dovesse ‘risvegliarsi’ – conclude Rezza – allora ci potrebbe essere una coda più lunga per l’attuale stagione influenzale”.

 

Disturbi d’ansia, solo un paziente su dieci riceve il trattamento giusto

Ne soffre il 10% degli europei Solo un paziente su 10 con disturbi di ansia riceve il giusto trattamento. E’ quanto emerge da uno studio internazionale guidato dall’Hospital del Mar Medical Research Institute di Barcellona, che ha coinvolto 21 Paesi, pubblicato su Depression and Anxiety. La ricerca ha coinvolto oltre 51.500 persone e rivela che sono il 10% coloro che soffrono di ansia. Di queste, solo il 27,6% ha ricevuto qualche tipo di trattamento, e questo è stato considerato appropriato solo nel 9,8% dei casi. La frequenza del disturbo varia molto tra i Paesi. È stato calcolato che i disturbi d’ansia colpiscono il 5,3% delle popolazioni africane mentre la percentuale è ad esempio del 10,4% in ambito europeo. Va inoltre notato secondo gli studiosi che alcuni disturbi d’ansia, in particolare fobie, ansia sociale e quella da separazione, iniziano molto presto (dai 5 ai 10 anni), mentre altri come il disturbo d’ansia generalizzato, il panico e il disturbo post traumatico da stress tendono ad apparire tra i 24 e i 50 anni. La bassa percentuale di pazienti che ricevono un trattamento adeguato è dovuta a vari fattori. In molti casi, né chi ne soffre né il sistema sanitario riconoscono la necessità di cure. Infatti, solo il 41,3% delle persone con questi disturbi e’ consapevole del bisogno di cure e, quando l’ansia non è combinata con un altro tipo di problema, questa percentuale scende al 26,3%. A ciò si aggiungono i costi di trattamento e lo stigma percepito dai malati, che ne limita ulteriormente il trattamento. Anche nei paesi ad alto reddito, solo un terzo delle persone con disturbi d’ansia riceve un trattamento, ad eccezione degli Usa, dove i tassi di assistenza sono considerevolmente più alti.(ANSA).

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